Una sera a livorno….

Sera del 1′ novembre a Livorno. Pieno centro. Il vento freddo sferza i visi ancora abbronzati dei giovani labronici. Su una panchina in marmo sulla piazzetta un uomo dorme a faccia rivolta in giu’ solo con una camicia indosso. Sono circa le 19 quando io lo vedo e sembra strano che questo clochard labronico stia dormendo senza nessun affetto vicino e senza niente indosso. Ma tant’e'….
Ore 23…..ritorno all’auto…e vedo davanti a me la stessa panchina con lo stesso uomo nella stessa posizione. Mi guardo intorno…siamo in pieno centro…gente che porta a spasso il cane…ragazzi che salutano la propria ragazza…ma nessuno sembra fare caso al brutto addormentato. Ad un certo punto dal nulla ecco spuntare un extracomunitario, che non si sa se per pieta’ o per amicizia, stende sopra al corpo fermo un telo bianco. E copre anche il capo. E se ne va.
L’indifferenza continua…..io vado vicino…l’uomo giace sembra esanime. A questo punto chiamo il 118, non voglio essere complice di una situazione che incomincio a pensare drammatica. Al racconto l’operatore sembra non credere, un po’ per il luogo dove sta’ avvenendo il fatto… un po’ per la scena descrittagli, e dopo essersi fatto dare i recapiti di rito per verificare la veridicita’ della chiamata, manda un ambulanza. L’uomo era ancora vivo…ma le sue reali condizioni al momento le sanno solo all’ospedale di Livorno.
Poteva accadere ovunque. Livorno, Pisa, Firenze, Roma. Che sia successo a Livorno e’ stato un caso. Ma con una temperatura vicino allo zero mi chiedo ancora come nessuno abbia chiamato per 4 ore un ambulanza per un uomo in evidente sofferenza. La nostra societa’ vive nell’indifferenza, e la parola d’ordine e’ “farsi i cazzi propri”. E se qualcuno rischia di morire non importa. A casa c’aspettano le veline che ballettano su una pedana.
Pensierino ingegnoso:
primavera si faceva aiutare dal figlio a ripiantare il giardino,
ma poiché suo figlio era in prigione, quest’anno non lo poteva
aiutare. L’anziano scrivendo al figlio in prigione, gli spiegava
questa sua piccola tragedia.Caro Gennaro,
Mi sento molto triste poiché quest’anno non posso ripiantare il
giardino come ogni anno.
Sono troppo vecchio per farlo io da solo. Se tu fossi qui, non sarei
così triste, perché ci penseresti tu a zapparmi tutto il giardino.
TUO PADRE.
Un paio di giorni più tardi l’anziano riceve una lettera dal figlio.
Caro papà,
Per l’amor di Dio, non zappare il giardino. Lì ho nascosto tutti i
miei soldi e la mia droga da spacciare.
TUO FIGLIO GENNARO
Alle sei del seguente mattino, la polizia di Milano arriva e scava
per tutto il giardino senza trovare traccia né di soldi né di droga.
Scusandosi con l’anziano signore vanno via.
Più tardi durante lo stesso giorno, il padre riceve una lettera dal
figlio.
Caro Papà,
Adesso puoi ripiantare il giardino. E’ stato il meglio che ho potuto
fare considerando le circostanze.
UN ABBRACCIO, TUO FIGLIO GENNARO.
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